Northern Soul

Deejaying e northern soul: la pratica del cover up

Il film “Northern Soul” descrive una consuetudine che i DJ inglesi mutuarono dai loro precursori giamaicani

Non-Italian speakers take note! This post is only available in Italian language. However, you can still rely on Google Translate for a rough translation.

La scena northern soul si originò a partire da metà anni ’60 nell’Inghilterra del Nord – da ciò deriva il suo nome – per poi affermarsi pienamente nel corso del decennio successivo, e quindi diffondersi nel resto del paese, soprattutto nella parte orientale. Con il termine “northern soul” si indicano pure il sottogenere del soul associato a quell’ambiente e il relativo tipo di ballo, che nel corso degli anni ’70 diventò particolarmente atletico e spettacolare.

Per quanto riguarda la musica, si trattava di un soul accelerato e molto ritmato, eseguito da artisti che incidevano per le etichette minori statunitensi, tentando di cavalcare il successo della Motown. Questi dischi venivano esportati raramente nel Regno Unito – in diversi casi venivano distribuiti solo su scala regionale – ed erano pertanto sconosciuti ai mod e agli skinhead original, come conferma chi ha vissuto quell’epoca.

Northern Soul

Questo significa che i DJ northern soul degli anni ’70 e ’80, per entrare in possesso di canzoni poco note o meglio ancora ignote – la ricercatezza era vezzo e caratteristica fondante di quella scena – dovevano reperire dischi che non solo erano già di per sé rari, ma che inoltre erano ormai datati: questo li costringeva a rivolgersi a importatori specializzati oppure – se possibile – a recarsi di persona negli Stati Uniti alla ricerca di gemme sconosciute.

L’ambiente northern è descritto in maniera molto accurata dal bel film della fotografa e regista inglese Elaine Constantine, Northern Soul, disponibile anche in italiano, uscito alla fine del 2014 e ambientato nel Lancashire nel 1974.

Northern Soul

Il protagonista John – appena affacciatosi sulla scena – si precipita a casa dell’amico Matt, più navigato, per chiedergli informazioni su una canzone che l’aveva particolarmente colpito, intitolata – secondo lui – “Cover Up”, e contenuta nella registrazione di una serata di Ray Henderson, il noto DJ del Wigan Casino.

Matt gli spiega: «È un cover up, [il titolo] è stato coperto. Il cover up è quando il DJ nasconde il titolo. Prende un pezzo di carta e copre l’etichetta, così nessuno può scoprirlo». Sui centrini artigianali venivano quindi riportati nomi e titoli fittizi, in modo che solo il proprietario del singolo potesse capire di cosa si trattava.

Northern Soul

Lo scopo di questa pratica è facilmente intuibile: mantenere più a lungo possibile l’esclusiva di una canzone, a discapito dei DJ rivali. Inoltre, in questa maniera venivano contrastati i bootlegger, i quali – con la complicità di alcuni disc jockey – realizzavano i cosiddetti “emidisc”, ovvero acetati contenenti le canzoni più ricercate, che venivano poi venduti ad altri DJ.

Sembra che il cover up più duraturo sia stato “We Can Make It” dei Mello Souls, il cui titolo fu scoperto ben 12 anni dopo la prima volta che venne suonato in una serata northern, nel 1984. Tuttavia, sono successi fatti analoghi anche ad artisti ben più noti, come Marvin Gaye, la cui canzone “This Love Starved Heart of Mine (It’s Killing Me)” fu per anni attribuita al cantante rhythm and blues J.J. Barnes.

Northern Soul

Ma torniamo per un attimo al film. In seguito all’acquisto di alcuni dischi d’importazione, John e Matt scoprono il nome del cavallo di battaglia del DJ del Casino: si tratta di “Stick By Me, Baby” dei Salvadors. Decisi ad affermarsi come disc jockey, i due organizzano una serata presso un club locale, scrivendo sulla locandina che «il cover up di Ray Henderson sarà rivelato», sperando in questo modo di attirare la sua attenzione.

Northern Soul

Senza dire altro sulla trama – guardate il film, se non lo avete già fatto! – vorremmo soffermarci sulla pratica del cover up, che non fu certo un’invenzione dei jock northern soul: i loro precursori furono infatti i DJ dei primi sound system giamaicani, che per mantenere l’esclusiva dei 78 giri rhythm and blues acquistati negli Stati Uniti laceravano con una moneta le etichette nelle parti che riproducevano i nomi degli artisti e delle canzoni.

Non a caso, l’abitudine di nascondere i titoli dei singoli fu importata in Inghilterra all’inizio degli anni ’60 da personaggi come Count Suckle, un DJ di origine caraibica, considerato uno dei responsabili della diffusione dello ska e del reggae nel Regno Unito.

Northern Soul - Wigan Casino

La pratica fu però resa nota soprattutto dai DJ della scena soul, come il pioniere Farmer Carl Dene, che nel 1965 iniziò a coprire i centrini dei dischi con le etichette di altri singoli che non gli interessavano, celandone così la vera identità. Rob Bellars del Twisted Wheel di Manchester fu invece il primo a rinominare gli artisti e le loro canzoni: Bobby Patterson e la sua “What A Wonderful Night For Love” divennero rispettivamente “Benny Harper” e “What A Wonderful Night”. Tuttavia, anche l’idea di dare falsi nomi ai pezzi aveva avuto precedenti in Giamaica.

Northern Soul

Come abbiamo visto, il cover up – che naturalmente esiste anche al di fuori dei Caraibi e del Regno Unito, ad esempio tra i DJ hip hop statunitensi – si è presentato negli anni sotto diverse forme. Tra i tipi noti citiamo il reverse cover up: in questo caso il disco viene presentato come se fosse un cover up, quando invece le informazioni riportate sull’etichetta corrispondono a verità. 

Northern Soul

Questa pratica è stata più volte criticata, in quanto favorirebbe i DJ a svantaggio degli artisti. Altri, invece, sostengono che i musicisti, nel momento dell’inevitabile scoperta della loro identità, riscuotono un successo maggiore rispetto a quanto ne avrebbero ottenuto se il titolo della canzone fosse stato svelato immediatamente. 

In tempi recenti, questa consuetudine è stata considerata particolarmente discutibile per il fatto che, per ovvie ragioni, è ormai piuttosto difficile entrare in possesso di dischi di qualità pubblicati negli anni ’60 e ancora sconosciuti: a che pro, si chiedono alcuni, nascondere ai fan e agli altri DJ l’identità di un singolo che assai difficilmente potrebbero procurarsi?

 

2 thoughts on “Deejaying e northern soul: la pratica del cover up”

Leave a Comment

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.